Il Sentiero della Luce
Domenica 10 ottobre 2004 si terrà a Milano la manifestazione di Urban Art RiGiraLArte organizzata da Sitart.
L’artista Teri Volini presenta l’opera Il Sentiero della Luce, basato su un percorso di riscoperta di alcuni simboli ancestrali ….sui tombini dell’AEM, Azienda Elettrica Milanese, in via M.Gioia.
Questi segni sono simili ai misteriosi glifi da lei già rintracciati in Basilicata, l’antica Lucania, sulle grandi pietre dell’Ager Cuneatus dell’ Acropolis di Croccia, foresta di Gallipoli Cognato- Parco delle Piccole Dolomiti Lucane.
La riscoperta ha portato l’artista- in qualità di ricercatrice e mitoarcheologa- a riprendere e sviluppare un’ impegnativa ricerca già da tempo iniziata e che, partendo dallo studio e dalla decodificazione dei simboli, arriva a importanti riflessioni riguardanti la ricerca interiore di ognuno di noi e si pone interrogativi sulla salute e la salvaguardia del pianeta e di tutti gli esseri viventi…
Per Teri Volini:
“Esperire questo sentiero di luce può essere il primo passo per l’attivazione di un percorso nuovo, nel quale si attivi un significativo flusso di consapevolezza, accompagnata dalla determinazione nel perseguire i ricompresi valori: la pace, l’armonia, la bellezza e la pienezza del vivere…
Tutto ciò che occorre se vogliamo un futuro per noi stessi e per i nostri figli…
Questa riscoperta è di fondamentale importanza perché sottintende un cambiamento, ormai indispensabile, non solo per la felicità dell’umanità ma per la sopravvivenza del pianeta e di tutti gli esseri…
Il cambiamento consiste nel passaggio dalla modalità mortifera tuttora in auge a quella che protegge e sviluppa la vita …”
Questa esigenza fondamentale è strettamente legata alla riscoperta e rivalutazione del principio femminile che, dando e preservando la vita, si fa garante di un diverso modo di vivere…
Il messaggio…è che si apra un’effettiva epoca di armonia e di pace in consonanza con le energie creative della natura.
Teri Volini







Articolo “Su antiche pietre in Basilicata e su tombini a Milano” di Teri Volini





















Teri Volini
Il Sentiero della Luce
***dall’arte involontaria alla ierofania ***
Evento: la manifestazione di Urban Art RiGiraLArte organizzata da Sitart.
Luogo e data:
Milano, domenica 10 ottobre 2004.
Percorso:
da via M. Gioia, angolo via Galvani, ai giardini della Martesana.
Opera:
i Segni tracciati sui tombini dell’AEM lungo la pista ciclabile.
Autori:
gli operai dell’AEM e l’artista Teri Volini.
Performance:
ciclo-esplorazione mitoarcheologica dei tombini AEM e ritrovamento dei Simboli
nella Gioia
Intervento dell’artista:
sottolineature e colature in rosso e in oro sui Segni extra-tombini, sul manto stradale.
Mostra fotografica, installazione, dossier sui Simboli:
nei giardini della Martesana, alla fine di via Gioia.
Ricerca mitoarcheologica:
dai misteriosi glifi dell’Ager Cuneatus nell’ Acropolis di Croccia, foresta di Gallipoli Cognato- Parco delle Piccole Dolomiti Lucane- ai tombini dell’AEM a Milano.
organizzata da Sitart, RIGIRALARTE
Si trasforma Milano in un cantiere “aperto” alla creatività, coinvolgendo strade, parchi, piazze, metropolitane, ferrovie, tranvie, architetture, artisti, cittadini e ciclisti.
Così i luoghi comuni diventano anomali se “mappati” con opere d’arte, trasformati in segnali relativi che stravolgono la percezione dello spazio pubblico, sollecitando riflessioni e curiosità sulle sue potenzialità esperienziali.
Le installazioni dislocate nei luoghi simbolici della città ridisegnano concettualmente il territorio fisico e flessibile nello stesso istante in cui lo spazio pubblico diventa palcoscenico di opere che interagiscono con l’artista e lo spettatore.
Jacqueline Ceresoli, critica d’arte , Milano
Teri Volini
Il Sentiero della Luce
dall’arte involontaria alla ierofania
Invitare a percorrere un Sentiero di Luce nella città di Milano, lucente semmai di insegne, di
auto sfreccianti e di giganti dagli occhi di cristallo?
L’idea potrebbe sembrare del tutto peregrina, se a proporlo non fosse un’artista che ritiene di avere consapevolezza della propria ricerca.
E proprio lei, che proviene dall’antica terra dei boschi e della magia, la Lucania - dove i sentieri sono ben più naturali, ricchi del fascino ombroso delle piante e densi di profumi e di mistero - è ancor più intrigata dal ritrovarne uno, e per di più di Luce, dove meno si penserebbe di cercarlo: in mezzo al cemento, tra le pozzanghere che riflettono il cielo grigio dopo la pioggia o s’intridono di neve grigiastra, nella polvere striata, nell’odore irrespirabile del traffico; sulle pezze scure di catrame, vicino ai distributori di benzina, tra mozziconi di sigarette e lattine accartocciate, sull’asfalto rigato, tra cicche e residui di terriccio sabbioso nero di smog; e… sui tombini.
In questo scenario - apocalittico per chi sogna un mondo solare sano e respirabile - lei, che comunque ama questa città tanto da essere diventata *transumante *per scelta - quel Sentiero di Luce l’ ha trovato davvero…
Si tratta di un sentiero e di una *luce *molto particolari, come si vedrà in seguito.
Quello che conta è proporlo, così da scoprirne le peculiarità che lo rendono così speciale…
Nessuno mai avrebbe potuto *vedere *questo sentiero da un’ auto in corsa: per questo tipo di scoperte ci vuole… la lentezza; ma anche un’attenzione particolare, senza la quale neanche andando a piedi esso può essere identificato.
Tramite RiGiraLArte si è venuta ad offrire un’ occasione unica: i visitatori, infatti, andando tranquillamente in bici lungo la pista ciclabile di via Melchiorre Gioia- e comunque lungo il percorso indicato da una mappa – potranno compiere questa specie di safari urbano, una visita archeologica cittadina, avendo come *guida ideale *l’artista…
Teri Volini,* mitoarcheologa*
Il principio femminile
Lo scopo principale della nostra ricerca è la riscoperta e la rivalutazione del principio femminile come portatore di valori connessi con il dare e il mantenere la vita.
Questi valori sono incarnati e sostenuti dalla Dea, che simboleggia il principio universale, ed è, in tutte le sue manifestazioni, nel cosmo, sulla terra e presso tutti gli esseri viventi, l’Energia luminosa, Fonte e Sostegno dell’esistente.
Questa ri-scoperta è di fondamentale importanza perché sottintende un cambiamento, ormai indispensabile, non solo per la felicità dell’umanità ma per la sopravvivenza del pianeta e di tutti gli esseri…
Il cambiamento consiste nel passaggio dalla modalità mortifera tuttora in auge a un’altra che protegga e sviluppi la vita..
Quando parliamo di dea - luce, non ci riferiamo solo alla sua immagine mitologica - presente peraltro in tutte le più antiche culture- ma alla sua qualità metaforica e reale che è il profondo splendore insito in ciascuno/a di noi come esseri di luce, alla ricerca della grandezza infinita del nostro divino se.
Non c’è dicotomia: la luce si riferisce all’essenza reale, alla bellezza dell’esistente, e a quella chiarezza, invocata dalla nostra mente, che - se ritrovata - può cambiare in maniera radicale le nostre vite, poiché saremo in grado di percepire fin in fondo quella riscoperta preziosità e non vorremo più perderla…
Esperire dunque un sentiero di luce può essere il primo passo per l’attivazione di un percorso nuovo, nel quale il simbolo della dea porti un significativo flusso di consapevolezza, accompagnata dalla determinazione nel perseguire i ricompresi valori: la pace, l’armonia, la bellezza e la pienezza del vivere….
Tutto ciò che occorre se vogliamo un futuro per noi stessi e per i nostri figli…
***Teri Volini ***
Grazie all’AEM nel ruolo di Luci- fera = portatrice di luce
Ri-vedere l’invisibile
Il Simbolo, il Mito, l’Immagine appartengono alla coscienza della vita spirituale; è possibile mascherarli, mutilarli, degradarli, ma non li si estirperà mai.1
Ci sono cose nel quotidiano che fanno talmente parte della nostra vita da diventare invisibili.
Questo è ancor più vero in luoghi come le grandi città, dove la *fretta *come necessità e come valore rende davvero difficile uno sguardo rilassato e attento… il solo che permetta percezioni più autentiche.
Poi, un bel giorno, arriva qualcuno che ha tempo da perdere: guarda con occhi diversi quella realtà così scontata, vede dell’altro; riceve conferme, inizia o completa una ricerca che va oltre la pura erudizione e ha invece molto a che vedere con il profondo… forse con la reale conoscenza della vita e dell’anima?
Sarebbe bello se a fare questo fosse ognuno/a di noi; purtroppo non sempre accade e allora…
se è vero che *vede ciò che allo sguardo comune spesso sfugge, *è all’artista che tocca questo compito magnifico e impegnativo: scoprire le cose nascoste, quelle che fanno capolino, quelle che sembrano scontate; quelle sepolte, che vogliono riemergere, riapparire, essere riascoltate e… riportarle alla luce, esplorarle, tradurle in un linguaggio comprensibile.
E’ l’inizio di un lavoro complesso, che nel caso presente avviene in un ambiente fortemente urbanizzato: ed ecco che l’artista si ritrova, tout court, nella veste di esploratrice in una giungla d’asfalto: le tracce da seguire sono al livello della strada, del marciapiede…
Ed è nel capogiro delle altissime torri di vetro che si conferma la sua vocazione di mito-archeologa.
E’ nella città di cemento che si ritrova - come già stava facendo in antiche foreste e su massi ciclopici – scopritrice di segni misteriosi, di cui poi s’ impegna a decifrare e comunicare l’essenza.
…..
Il punto di partenza di questo percorso è quantomeno singolare: l’Opera artistica è infatti rappresentata… dai tombini dell’AEM nella via M. Gioia, e gli autori materiali sono gli operai dell’ Azienda Elettrica Milanese.
Via Gioia non è il solo luogo in cui sono visibili i ritrovamenti.
Ma lasciamo che sia l’artista stessa a parlarne:
“Già da diverso tempo avevo scorto questi segni in città, su vari tombini, dapprima in via Padova, nei pressi delle fermate del bus 56, poi nei dintorni della Stazione Centrale …
Ne fui immediatamente colpita, dal momento che proprio nello stesso periodo stavo lavorando alla nuova stesura di una ricerca – iniziata ormai da tempo- sui misteriosi *glifi, *quei segni incisi, rintracciati sulle mura ciclopiche di un antichissimo sito archeologico che si trova nell’antica Lucania, mia terra d’origine: l’Ager Cuneatus nella foresta di Gallipoli – Cognato….
1 Mircea Eliade***. Immagini e Simboli. Tea***
Il complesso che suole essere definito Acropoli, e che le mura rimaste delineano abbastanza nettamente, con tanto d’ingresso, tuttora visibile, a quello che doveva essere l’abitato- anche di una certa importanza, visto che esistono altre porte sul muro meridionale, dove si può immaginare un arco di grandi dimensioni poi crollato – sorgeva su un’altura.
La forma della spianata che ospitava le abitazioni, o forse un tempio, o quant’altro, era di forma triangolare, cioè “cuneata”.
Probabilmente deriva da questa conformazione l’appellativo di Ager Cuneatus, o campo a forma di cuneo, e la singolare assonanza con il successivo nome di “Cognato”.
Queste mura risalgono a molti millenni fa, e l’erosione della pietra ha “mimetizzato” i segni; inoltre, forse a causa di un abbassamento di livello e conseguente abbassamento delle mura, i glifi risultano essere posizionati piuttosto in basso, talvolta a pochi centimetri dal terreno.
In questo luogo:
Il mistero delle nostre antichissime origini sembra far capolino attraverso strani segni su pietra. Ora con semplici linee, ora con incisioni puntiformi - i glifi - emergono davanti ai nostri occhi delle figure geometriche di non grandi dimensioni: si tratta in prevalenza di triangoli, con la punta in su o rovesciati, ma sono presenti anche il cerchio, la X e la doppia X, la losanga, e, per finire, punti e una specie di H. 2
Non potevo credere ai miei occhi: davanti a me, sotto ai miei piedi, erano comparsi gli stessi simboli archetipi che stavo analizzando.
Cominciai così a scattare delle foto che confermassero la realtà di quel ‘ritrovamento’, ma il caso volle che in fase di stampa esse andassero quasi tutte perdute.
Quando l’organizzatore di RiGiraLArte mi ha proposto di partecipare all’evento, mi sono tornate istintivamente alla mente quei segni dimenticati sui tombini di Milano, di cui non sapevo neanche se restavano delle tracce: così sono tornata espressamente nella città lombarda per ritrovarli e fotografarli… e fare di essi e tramite essi la mia opera.
Era il 7 agosto: dovevo scegliere un percorso confacente, farne la mappa utile ai visitatori per ritrovarli a loro volta e innanzitutto … ritrovare i segni e fotografarli .
Ero sgomenta, mi sembravano tutti spariti…. Che li avessi sognati?
Mi sono ritrovata in via Galvani e di là in via Gioia.
I segni erano là, mi aspettavano… Ho compreso di poter compiere il lavoro, e che quello non era che l’inizio…
Nelle due vie dai nomi sinergici il caldo era soffocante: quando ho terminato il sopralluogo, deciso il percorso e prese le coordinate per la mappa utile ai visitatori della “mostra” ero esausta; le foto le ho scattate quasi al buio… ma c’era molta luce fuori e dentro di me”.
Teri Volini, I misteriosi glifi dell’Ager Cuneatus nell’ Acropolis di Croccia, foresta di Gallipoli Cognato - Parco delle Piccole Dolomiti Lucane- ricerca mitoarcheologica
Simboli
Sui tombini sono stati apposti dei segni il cui colore predominante è il rosso; non mancano il giallo, il bianco, il blu e l’azzurro, in piccole quantità…
Ma quali sono infine questi segni misteriosi?
Sveliamo subito il primo, più semplice arcano: si tratta di forme a X, doppie X, losanghe e punti… e ancora X, triangoli e cerchi lungo il percorso, sul manto stradale.
*Tutto qui? - *Penseranno gli esterrefatti lettori - E per giunta su dei banali tombini!
***Meno male che non si tratta di quelli delle fognature! Che roba! ***
Ma è proprio vero che gli artisti sono delle strane persone!
E poi, belle pretese, servirsi del lavoro fatto da altri, e mostrarlo pure come opera d’arte, senza lavorare, senza impegnarsi!!!
E’ il colmo!
Difatti, i simboli sono stati ‘disegnati’ dall’AEM…
Gli operai dell’azienda elettrica milanese sono stati gli *autori *dell’opera.
Operatori tuttavia involontari, dal momento che, compiendo un atto di servizio, hanno tracciato dei segni identificativi o di segnalazione utili all’azienda elettrica.
Ma con tale gesto, senza saperlo - e senza che ci fosse bisogno di saperlo - essi sono diventati il medium, il mezzo di trasporto, di una simbologia dal significato molto complesso.
Malgrado non ne fossero in quel momento consapevoli, sono stati lo strumento prezioso di una riscoperta; i trascrittori guidati di un potente messaggio…
Essendo nella realtà dei *portatori di luce, *essi hanno promosso una ierofania.
**Mah…- ribadiranno i lettori – *intanto ci riserviamo di chiedere il senso di quest’ultima affermazione, e poi: se ad operare materialmente sono stati gli operai dell’AEM, allora si tratta di arte involontaria! ***
E in tal caso l’artista può continuare ad avere un suo ruolo attivo o viene meno il diritto di presentare come sua l’opera, dal momento che lei si è sottratta alla realizzazione materiale dell’opera stessa?
Chiediamo lumi a un’addetta ai lavori, Tiziana Musi, docente dell’Accademia di Belle Arti di Roma - protagonista, insieme a Rossella Gallo e agli allievi delle Accademie di Roma e Napoli, di un’ esperienza molto interessante in merito, presentata alla galleria La Porta Blu di Roma. Per lei parlare di arte involontaria pone giustamente davanti ad una contraddizione di termini, dal momento che l’arte sembra implicare attività, progettualità, manualità, tecnica etc.
Musi ammette tuttavia che… arte non è solo progettazione, pensiero, idea, ma anche ritrovare in ciò che appare più distante il segno di un’ emozione…
Secondo la docente, l’arte da sempre è stata strumento privilegiato per fare affiorare l’invisibile
però si può mostrare ciò che è già visibile, basta saperlo cercare …
poichè è possibile osservare con uno sguardo diverso ciò che appartiene a un quotidiano di cui non ti accorgi…
Ci sembra dunque di capire che ci può essere assolutamente arte in questo sottrarsi dell’artista nella realizzazione dell’opera, e nell’assumere un altro ruolo – non meno importante, che consiste nel modo diverso – e sicuramente più acuto e altamente consapevole- di osservare la realtà.
Ci si può servire dell’ involontario, dell’ inconsapevole, per arrivare o alla consapevolezza, alla conoscenza …
Ringraziamo Tiziana Musi per il prezioso contributo e rassicuriamo i visitatori più esigenti: l’artista fa anche lei i suoi interventi manuali, personalizzati, sia durante il percorso-sul manto stradale - sia alla fine, negli archi dei giardini della Martesana: una mostra fotografica, un *frottage *e un intervento sulle staccionate di legno con il nastro rosso che è la sua cifra stilistica. 3
Ma l’impegno più forte sarà quello di tra-duttrice, nel senso originario del termine, come suggerisce il dizionario: colei che trasporta, trasporta di là da, fa passare, trasferisce, conduce di là da, induce
Chi, che cosa e come, lo vedremo in seguito, se riuscirà nell’intento…
Per il momento:
è vero che gli operai hanno tracciato i simboli, ma… i segni sono misteriosi, il codice è diventato alieno, la scrittura è criptata, il messaggio rischia di essere incomprensibile.
Ed è qui che comincia il cammino eroico.
…
Prima di iniziarlo ci rinvigoriamo leggendo qualcosa di molto interessante sull’argomento: chi scrive è Mircea Eliade, scrittore rumeno, filosofo e storico delle religioni:
La vita è tutto un brulichio di miti dimenticati, di ierofanie decadute, di simboli abbandonati…
La dissacrazione ininterrotta dell’uomo moderno ha alterato il contenuto della sua vita spirituale ma non ha infranto la sua immaginazione: in zone mal controllate sopravvive tutta una storia mitologica…
Questo tesoro mitico giace lì, ‘laicizzato’ e ‘modernizzato’… degradato e truccato…
Ai simboli potenti* è successo quel che è accaduto, come ha mostrato Freud, alle allusioni troppo scoperte a realtà di ordine sessuale: hanno cambiato forma, si sono fatte ‘familiari’*…
Non per questo è diminuito il loro interesse, poiché queste immagini degradate offrono il punto di partenza possibile per il rinnovamento spirituale…
E’ della massima importanza – continua Eliade - ritrovare tutta una mitologia, se non una teologia, dissimulata nella vita più ‘qualunque’ dell’uomo moderno: sta a lui risalire la corrente e riscoprire il significato profondo di tutte quelle immagini appassite e di tutti quei miti degradati…
Egli è libero di disprezzare le mitologie, tuttavia ciò non gli impedirà di continuare a nutrirsi di miti decaduti e di immagini – sebbene degradate…(…)
***Tutto ciò è inerente a un nuovo umanesimo e a una nuova antropologia ***4
Sì, è vero: nonostante la nostra ignoranza ben coltivata, nonostante la disattenzione e la superficialità, la potenza di un’immagine archetipa è tale che essa appare per vie del tutto impensate, come nel nostro caso…
3 Vedi le performances.
4 Mircea Eliade, op.cit. pp.20-22
Per la descrizione e decodificazione dei simboli consultare la pubblicazione: Teri Volini, I misteriosi glifi dell’Ager Cuneatus nell’ Acropolis di Croccia, foresta di Gallipoli Cognato - Parco delle Piccole Dolomiti Lucane- ricerca mitoarcheologica, Delta Edizioni


La mappa del percorso
Le seguenti indicazioni potranno essere utili ai ciclo-visitatori per:
a) seguire le tracce sul sentiero della Luce.
b) recuperare i ritrovamenti nella Gioia
I reperti con i simboli archetipi si trovano per la maggior parte sui tombini dell’AEM, in prevalenza ai bordi destro e sinistro della pista ciclabile.
Inizio del percorso: l’incrocio tra le vie sinergiche Galvani e Gioia, sulla destra.
Reperti principali
- all’altezza dell’edicola: tombino con segno X blu e punti gialli
- all’h. della stazione di servizio Esso, dopo il lavaggio auto: tombino con X azzurra e punti gialli (foto)
- all’h. del numero civico 50: tombino con X e punti
- all’h. del numero civico 54: tombino con doppia X rossa con un punto bianco nella losanga centrale (foto)
- all’h. della fermata del bus – Sondrio-in linea con la chiesa: tombino con doppia X rossa con le linee inferiori in crescita e un corpo luteo fuori dalla losanga centrale, quasi in mezzo a all’incrocio maggiore delle linee (foto)
6/7. poco oltre: tombino con doppia X rossa, poco più in su: un’altra doppia X con punti.
8/9. all’h. del n.civ. 64: tombino con punto giallo; angolo con via Sondrio MM - punti - all’h.dei n.civ. 74-76-78: tutta una serie di XXXX rosse
- all’h. del n.civ. 82: una triplice X rossa
- all’h. del n.civ.84, all’inizio della pista ciclabile, lato dx: una serie di 9 triangoli -intervento dell’artista con colore rosso e oro
- all’h. del n.civ. 86, davanti ad Amadio: tutta una serie di X in più piani.
- all’h. del n.civ.88: una X rossa con due punti gialli più punti di vari colori, giallo azzurro bianco (foto)
- all’h. della Banca Popolare Veneta: due X rosse con punti
- all’incrocio con via Zuccoli :tombino con concrezione di colore bianco e ruggine e intervento dell’artista con colore rosso (foto)
- dopo l’incrocio, lungo la pista cicl.: 13 fori circolari in fila, intervento dell’artista in rosso e oro
- giardinetti D.Tessera –- mostra fotografica , installazione e dossier sui simboli archetipi.
Auguro a tutti un luminoso percorso.
Teri Volini